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Primoli, Giuseppe

Dati anagrafici luogo e data di nascita: Roma - 1851 luogo e data di morte: Roma - 1927
Notizie storico/biografiche Giuseppe Primoli, discendente da una famiglia della piccola nobiltà marchigiana che vantava una parentela con i Bonaparte, godette, negli anni della sua formazione, dei vantaggi di un ambiente particolarmente fecondo dal punto di vista culturale. Nipote prediletto della principessa Matilde Bonaparte e di Giulia di Roccagiovine, ne frequentò entrambi i salotti. Colto e appassionato bibliofilo, vivendo a Parigi tra il 1853 e il 1870, ebbe la possibilità di frequentare assiduamente sia la vita di corte dell'Imperatrice Eugenia, sia quella dei circoli letterari e artistici che le fiorivano attorno, intrecciando amicizie illustri con Théophile Gautier, che per primo guidò Giuseppe sulla via delle arti, Alexandre Dumas figlio, Edmond de Goncourt e Guy de Maupassant. Ritornato a Roma dopo la caduta del Secondo Impero, approfondì la conoscenza della cultura italiana del tempo: frequentò scrittori e giornalisti come Boito, Giacosa, Matilde Serao, D'Annunzio e fu assiduo anche delle redazioni di giornali come il Fracassa, il Fanfulla della Domenica, La Cronaca Bizantina: il crogiolo più vivace della nuova generazione di intellettuali italiani. Quest'apertura culturale lo spinse probabilmente, insieme al fratello Luigi, ad interessarsi di fotografia. Nello stesso periodo in cui, passate le sperimentazioni e gli eroismi delle origini, nasceva la professione vera e propria del fotografo, regolata dai numerosi vincoli dettati dalle necessità commerciali del mestiere, i Primoli colsero tra i primi le opportunità espressive offerte dalla diffusione degli apparecchi fotografici tra i dilettanti. Amatori senza alcun interesse pecuniario, riuscirono a sviluppare un linguaggio fotografico nuovo, non legato alle schiavitù derivanti dal mestiere e tendenti a una meccanica uniformità, ma dotato di una capacità di visione e di osservazione diversa da quella normalmente applicata nel campo professionale. Fu grazie a questa ventata di novità che Giuseppe Primoli venne considerato dallo stesso Vitali, che gli dedicò una monografia, il "fotografo più originale e più vivo che abbia avuto l'Italia dell'Ottocento". Le prime notizie su Gegè Primoli fotografo ci sono tramandate da Eugenio Rubichini che, con lo pseudonimo Richel, scrive, sulla Tribuna Illustrata del 22 febbraio 1891, un articolo in cui riesce a cogliere alcuni aspetti peculiari della sua attività: una "furberia tutta sua nel sorprendere il soggetto" e una "sua ubiquità meravigliosa, che gli permette, dovunque è uno spettacolo nuovo, dovunque è un interessante quadretto di genere, di accorrere, con tutto il suo bagaglio fotografico, in barca, in vettura o a piedi, fotografando sempre, da tutti i punti, nascosto dietro un albero, o piantato in mezzo ad una folla. Il conte Primoli, quando pensa di riprodurre un soggetto, non è contento se non lo ha esaurito, fotografandolo da tutti i lati, in tutti i modi, nei più minuti dettagli. Ed è così che egli ottiene tutta una collana di fotografie". Emerge una delle caratteristiche più interessanti di Primoli fotografo, che difficilmente si accontenta di scattare una sola fotografia del soggetto. Rendendosi conto di come e quanto giochi l'elemento caso, egli, nonostante la difficoltà di movimentare le lastre in vetro e gli apparecchi fotografici, ripete più volte lo scatto con piccole varianti, secondo un metodo di lavoro poi sviluppato dai moderni fotoreporter. Desideroso di entrare con la sua macchina fotografica nella realtà non escludendone alcun segmento, dal più mondano al più povero e dimenticato, ci ha trasmesso anche le immagini colte, a volte, all'insaputa dei soggetti. La vena più interessante della sua produzione è proprio quella che vede Primoli in veste di fotografo di strada che si mescola al popolo minuto e lo ritrae nella vita di ogni giorno, documentandone i mestieri più umili con una sensibilità che riesce a cogliere il contrasto tra la vita fastosa e mondana dell'alta società, a cui anch'egli apparteneva, e la miseria irrimediabile del popolo. Dall'esame anche solo quantitativo dei materiali di Primoli - nonostante le dispersioni (la più consistente, quella del materiale conservato nel suo appartamento parigino in Avenue du Trocaderò), rimangono intatte, alla fondazione romana che porta il nome della famiglia, ben 12.575 lastre, di cui 11.483 di formato 80x90 mm. e 1.068 di formato 130x180 mm - emerge il profilo di un fotografo attivissimo, con un momento di vero e proprio furore fotografico che andò dal 1888 al 1893-1894 per poi attenuarsi con la fine del secolo: le ultime lastre sono databili intorno al 1905.
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Parco sotto la neve - Cancello e alberi

1890 ca.Primoli, Giuseppe
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Roma - Maria Luisa Isabella Spada Veralli principessa Potenziani e di S. Mauro con un uomo

1890 ca.Primoli, Giuseppe
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Roma - Palazzo Spada - Cancello d'ingresso - Veduta animata

1890 ca.Primoli, Giuseppe
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Roma - Palazzo Spada - Cancello di ingresso - Principe Antonio Potenziani con una signora

1890 ca.Primoli, Giuseppe
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Roma - Palazzo Spada - Cancello d'ingresso - Maria Luisa Isabella Spada Veralli e una signora

1890 ca.Primoli, Giuseppe
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Roma - Palazzo Spada - Cancello d'ingresso - Principe Antonio Potenziani con Maria Luisa Isabella Spada Veralli

1890 ca.Primoli, Giuseppe
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Parigi - Edgar Degas, Jacques Normand e madame J.N.

sec. XX metàPrimoli, Giuseppe
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Roma - Esplosione della polveriera di Monteverde - Carabinieri di guardia presso le case coloniche

sec. XX metàPrimoli, Giuseppe
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Roma - Esplosione della polveriera di Monteverde - Macerie

sec. XX metàPrimoli, Giuseppe
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Roma - Esplosione della polveriera di Monteverde - Sopravvissuti accampati all'aperto

sec. XX metàPrimoli, Giuseppe
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Roma - Ippodromo di Tor di Quinto - Ufficiali in attesa delle corse militari

sec. XX metàPrimoli, Giuseppe
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Campagna romana - Manovre militari - Artiglieri a riposo e venditore d'acqua

sec. XX metàPrimoli, Giuseppe
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