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Giappone - Nikko - Santuario di Toshogu - Niomon - "Meisho"
Giappone - Nikko - Santuario di Toshogu - Niomon - "Meisho"
Viene qui ripreso l'ingresso principale del complesso del Santuario del Toshogu, a Nikko, uno dei luoghi celebri del Giappone ("Meisho"). In lontananza è visibile il "Niomon", letteralmente ingresso di "Nio", così chiamato per la presenza delle statue dei Nio, i guardiani del Buddha. Il santuario Shinto di Toshogu viene costruito come mausoleo di Tokugawa Ieyatsu e la sua costruzione inizia negli anni Dieci del 1600 (periodo Edo), in stile "Gongen zukuri". Viene ingradito, secondo le forme e le dimensioni attuali, dal nipote Iemitsu, nella prima metà del 1600 (a partire dal 1634) secondo il modello dell'architettura templare cinese "Kara-yo". Un'immagine con la medesima inquadratura è la seguente: VE VOL AA 421/2-93.
Data 1873 post - 1889 ante
Tecnica positivo, albumina/carta
Misure mm 103 x 134 (supporto primario)
Collocazione Vedute estere , inv. VE VOL AA 421/1-12
Luogo di conservazione Civico Archivio Fotografico - Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche - Piazza Castello - Milano (MI)
  • AUTORE
    attribuita a Suzuki, Shin'ichi I 1835 - 1919 A lungo confuso con il figlio adottivo Suzuki Shin'ichi II, Shin'ichi I (1835-1919) è attivo a Yokohama sino al 1903. Dopo un apprendistato presso Shimooka Renjo (dal 1866), apre il proprio studio a Yokohama nel 1873, al No. 112 Honcho Dori (talvolta citato anche come "No. 112 Bentendori"). Suzuki si dedica in particolare ai ritratti fotografici in studio e alla vendita di album souvenir. Fu, inoltre, uno dei pionieri della stampa fotografica su supporti in porcellana.
    attribuita a Suzuki, Shin'ichi II 1855-1912 A lungo confuso con Suzuki Shin'ichi I, conosce il futuro padre adottivo (appunto Shin'ichi I) nello studio di Shimooka Renjo. Dopo esser stato apprendista di Shimooka tra il 1870 e il 1876, diventa figlio adottivo di Suzuki Shin'ichi I e gestore dello studio Suzuki a Tokyo. Apre il proprio studio fotografico a Nagoya dopo il 1876 e viaggia all'estero, nello specifico in America, dal 1879, per migliorare la propria tecnica fotografica.
  • FONDO
    Vedute estere Il fondo Vedute Estere contiene fotografie databili soprattutto nella seconda metà del XIX secolo e in piccola parte nel '900 (fino al 1960). Le fotografie riguardano in particolare l'Africa e l'Asia (Medio ed Estremo Oriente), continenti che nell'Ottocento e nel Primo Novecento erano i luoghi dell'"esotico", mentre Europa e Americhe sono meno rappresentate. Le fotografie giunsero all'Istituto per lo più grazie a donazioni di collezionisti o dei loro eredi. La genesi della costituzione dei diversi nuclei di fotografie è varia. Sono presenti gruppi di fotografie acquistate, per esempio, in Giappone o in Egitto e prodotte in loco da studi fotografici proprio per gli acquirenti occidentali in visita per turismo o per affari: è questo il caso, fra gli altri, degli atelier di due fotografi italiani, i fratelli Beato, uno dei quali, Antonio, attivo in Egitto, l'altro, Felice, in Giappone. In un altro caso abbiamo album in cui furono raccolte fotografie acquistate dagli atelier locali o scattate da membri degli equipaggi delle navi della Marina Militare Italiana su cui prestava servizio il tenente di vascello Candeo, autore degli album, negli ultimi due decenni dell'Ottocento, durante missioni in Cina, Giappone, Africa, America Meridionale, Centrale e Settentrionale. Sono presenti poi fotografie che documentano le avventure coloniali dell'Italia fascista in Cirenaica e in Eritrea, fra cui anche fotografie aeree prodotte dal Servizio fotografico della Regia Aeronautica. Altre fotografie ritraggono i turisti che nel 1928 parteciparono, a bordo del piroscafo Stella d'Italia, alla seconda crociera nel Meiterraneo dell'Università Popolare, antesignane del turismo di massa. Vedute Estere è uno dei fondi più importanti e interessanti, da diversi punti di vista, in particolare per la documentazione che offre, anche di tipo archeologico, o per le particolarità tecnico-estetiche, come nel caso delle splendide fotografie dipinte della sezione giapponese; oppure per la storia della fotografia, dato anche il rilievo dei fotografi presenti: fra gli altri, oltre ai frateli Beato, Adolfo Farsari, Pascal Sébah, Abdullah Frères, Zangaki, Hyppolite Arnoux, Felix Bonfils e molti fra i più antichi fotografi giapponesi, tra cui Nobukuni Enami, Kajima Seibei, Kusakabe Kimbei, Ogawa Kazumasa, Suzuki Shin'ichi. La catalogazione del fondo, tutt'ora in corso, è attuata col sistema SIRBEC della Regione Lombardia che segue gli standard ICCD per la scheda F. Costanti aggiornamenti dei dati vengono effettuati parallelamente al progredire degli studi relativi al fondo.
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