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Disegno - Acquerello - "La Bohème" di Giacomo Puccini - Leopoldo Metlicovitz
Disegno - Acquerello - "La Bohème" di Giacomo Puccini - Leopoldo Metlicovitz
riproduzione di un acquerello di Leopoldo Metlicovitz de "La Bohème" con musiche di Giacomo Puccini. L'acquerello, realizzato su modello di fotografie di Alterocca, Terni (Autoriz. Ricordi - foto Brogi), rappresenta il terzo atto con le due coppie di amanti Musetta e Marcello, Rodolfo e Mimì in esterno. Come per altre opere di Puccini, è di M. l'immagine della trascrizione per pianoforte per orchestra di Émile Tavan, G. Ricordi & C., Milano,1917. Nell'ultimo decennio dell'Ottocento il M., grazie all’amicizia con Ricordi, entrò in contatto con il mondo teatrale milanese conoscendo personalmente G. Verdi e G. Puccini. A questo periodo risalgono la sua attività di costumista e scenografo per il teatro alla Scala e la realizzazione della serie di cartoline della Bohème di Puccini, presentata con successo a Venezia nel 1899 alla prima esposizione internazionale di cartoline postali illustrate. (fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/leopoldo-metlicovitz_(Dizionario-Biografico)/)
Data 1899 post - 1920 ca. (ripresa 1899 ca. - 1920 ca.)
Tecnica positivo, gelatina ai sali d'argento/carta
Misure mm 97 x 140 (supporto primario), mm 110 x 165 (supporto secondario), mm 93 x 139 (singola immagine)
Collocazione Leopoldo Metlicovitz , inv. MTL 387
Luogo di conservazione Civico Archivio Fotografico - Raccolte Grafiche e Fotografiche del Castello Sforzesco - Piazza Castello - Milano (MI)
  • AUTORE
    Fotografia Svizzera notizie sec. XIX fine
  • FONDO
    Leopoldo Metlicovitz Il fondo Leopoldo Metlicovitz è stato donato nel 2018 al Civico Archivio Fotografico di Milano da Maria Ciceri Fagetti, proprietaria della villa di Ponte Lambro che fu di Metlicovitz. Il fondo, un archivio professionale e privato costituito da Leopoldo Metlicovitz a partire dagli inizi della sua carriera di cartellonista, è composto da 804 fotografie prevalentemente in bianco e nero fra positivi, negativi (7), provini e cartoline (32 di cui 5 a colori). Il fondo fotografico è accompagnato da altro materiale, di tipo documentario, per un totale di 38 pezzi, che comprende: riviste, libri e documenti di varia natura (documenti personali, corrispondenza, un listino prezzi delle Pellicole Bayer, un libretto di deposito, ritagli di giornale e un calendario tascabile). Al momento della donazione il materiale non aveva una struttura e un ordinamento precisi e si trovava in cattivo stato conservativo. All'interno del fondo si individuano due gruppi tematici. Il primo, e più corposo, è costituito dal materiale propriamente professionale, il secondo comprende invece fotografie di famiglia. Come altri artisti che sfruttavano il mezzo fotografico come spunto ideativo nella loro produzione artistica, Metlicovitz utilizzava la fotografia come strumento propedeutico per la realizzazione delle proprie opere cartellonistiche e pittoriche mediante la ripresa dei soggetti in posa dal vero oppure con l'ausilio di fotografie di altri autori. Questo metodo di lavoro gli permetteva di studiare le posture, le espressioni dei soggetti e le ambientazioni in vista dell'approntamento dell'opera finale. Tra i soggetti immortalati, molte modelle o attrici in posa (vestite con abiti contemporanei oppure in "costumi storici" o di scena) che illustrano il campo d'indagine e di applicazione dell'artista, che spazia dalla pubblicità commerciale al mondo del teatro e del cinema. Molto spesso l'autore si avvaleva della collaborazione della moglie Elvira Lazzaroni, conosciuta in ambito teatrale, che si prestava a posare come modella, e in alcuni casi anche dei figli Roberto e Leopolda. Altre fotografie testimoniano lo studio del nudo accademico maschile e tra i soggetti compare lo stesso Metlicovitz, che si immortala con l'autoscatto. Metlicovitz era solito fotografare all'interno del suo studio anche le donne che volevano un ritratto pittorico, infatti parallelamente all'attività di cartellonista egli fu anche pittore. È presente nel fondo anche una serie di fotografie che documentano la visita fatta con Giulio Ricordi a Giuseppe Verdi a Villa Agata nel 1900, prima della morte del compositore, che servirono come modello per una serie di acquerelli poi raccolti nel cofanetto "Verdi a Sant'Agata. 12 cartoline illustrate da L. Metlicovitz", G. Ricordi & C. Editori, 1906. Nel fondo sono inseriti anche altri nuclei tematici tra i quali: fotografie di militari, fotografie di scena (teatro e cinema) e riproduzioni di opere d'arte, alcune delle quali realizzate dallo stesso Metlicovitz. Il secondo gruppo comprende un numero cospicuo di fotografie che immortalano la vita della famiglia dell'artista, la moglie Elvira e i figli; immagini catturate a Ponte Lambro nella sua villa, dove si trasferì definitivamente nel 1915, oppure durante momenti di svago: passeggiate nella campagna/ lago, fotografie di momenti privati e domestici, visite di parenti e amici e foto di viaggi. Da una cartolina postale con timbro del 10 aprile 1928 si apprende che il primo figlio di Metlicovitz, Roberto, intraprese la carriera militare essendo citato dal mittente degli auguri come "allievo soldato". Nel 2018 è stato avviato il lavoro di riordino e di catalogazione del fondo "Leopoldo Metlicovitz" con il sistema SIRBEC della Regione Lombardia che segue gli standard ICCD per la scheda F. Tutte le fotografie sono state condizionate in materiali a norma. Costanti aggiornamenti dei dati vengono effettuati parallelamente al progredire degli studi relativi al fondo.
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