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Ritratto di coppia - Donna e uomo - Abbraccio
Ritratto di coppia - Donna e uomo - Abbraccio
coppia in abiti eleganti. Metlicovitz utilizzò la fotografia come strumento propedeutico per la realizzazione di opere cartellonistiche e pittoriche con la ripresa dei soggetti in posa dal vero o con l'ausilio di fotografie di altri autori. Questo metodo di lavoro gli permetteva di studiare posture e le espressioni dei soggetti
Data 1905 ca. - 1920 ca.
Tecnica positivo, gelatina ai sali d'argento/carta
Misure mm 119 x 89 (supporto primario), mm 111 x 82 (singola immagine)
Collocazione Leopoldo Metlicovitz , inv. MTL 9
Luogo di conservazione Civico Archivio Fotografico - Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche - Piazza Castello, 1 - Milano (MI)
  • AUTORE
    Metlicovitz, Leopoldo 1868-1944 Leopoldo Metlicovitz (Trieste, 1868 - Ponte Lambro, 1944) è stato pittore, cartellonista, illustratore e scenografo teatrale. L'attività fotografica di Metlicovitz fu propedeutica alla realizzazione delle sue opere cartellonistiche e pittoriche. Di lontana ascendenza dalmata (il cognome originario era Metlicovich), Metlicovitz cominciò a lavorare giovanissimo per il padre nella ditta familiare di minuteria meccanica fine, dove si formò come tecnico raffinato. Nel 1882, impiegato come aiuto litografo presso una tipografia di Udine, venne notato da Giulio Ricordi, titolare dell'omonima casa editrice, il quale lo invitò a trasferirsi a Milano. Qui, dopo un breve periodo di collaborazione con la ditta Tensi, specializzata nella produzione di carte e di lastre per la fotografia, nel 1892 Metlicovitz entra definitivamente alle Officine Grafiche Ricordi (dal 1884 con sede in viale di Porta Vittoria) in qualità di direttore tecnico. Affinerà la tecnica litografica sulla base di esempi di importanti cartellonisti di Casa Ricordi (Adolf Hohenstein, Giovanni Maria Mataloni, Villa), ma inizierà presto la sua attività di cartellonista autonomo: "La Sera" (1892) e "Distillerie Italiane" (1898) sono tra i primi manifesti da lui firmati. Gli anni Novanta dell'Ottocento sono per Metlicovitz strettamente connessi all'ambiente teatrale milanese: è scenografo e costumista del Teatro alla Scala, cartellonista e illustratore di libretti d'opera, spariti, calendri e riviste. In questo ambiente conosce Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, oltre alla futura moglie Elvira Lazzaroni. Contemporanente si afferma come cartellonista di aziende di rilievo, tra cui la napoletana Mele (1898-1915), e partecipa a importanti esposizioni nazionali (suo il manifesto del 1906 per l'Esposizione Internazionale di Milano "Traforo del Sempione"). Come illustratore collabora alle riviste "Ars et Labor" (1906-1915), "La Lettura" (1906-1920), "Almanacco Italiano"; disegna cartoline illustrate per Ricordi e porta avanti parallelamente l'attività di pittore con dipinti a olio, acquerelli e studi dal vero spesso prodotti in serie. Nel 1907 si sposa e si reca in viaggio di nozze in Sud America, raggiungendo l'Argentina per conto di Ricordi. Tornato in Italia, abiterà a Milano fino al 1908, dopodiché le sue trasferte nella villa di Ponte Lambro (CO) si fecero sempre più frequenti fino al trasferimento definitivo nel 1915. Al 1910 risale il suo secondo e ultimo viaggio in Argentina per conto di Ricordi, probabilmente in vista della gestione di un'azienda grafica, incarico che però l'autore rifiutò. Nel 1908 in occasione del centenario di Casa Ricordi, viene nominato "Socio benemerito". Nello stesso anno nacque il figlio Roberto e nel 1912 la figlia Leopolda. L'artista è l'ideatore di due noti marchi di fabbrica: per "Fernet-Branca", con l'aquila che tiene il mondo tra gli artigli, disegnato attorno al 1899, ma depositato presso la Camera di commercio agricoltura e industria di Milano nel 1906; e per le "Officine Grafiche Ricordi" quello con i tre cerchi inanellati, probabilmente ideato attorno al 1912. Lavorò per le ditte Liebig, Pirelli, Pastore e Moretti. Collaborò anche con il cinema realizzando manifesti per Milano Films ("L'Inferno de La Divina Commedia"), per l'Itala Film di Torino ("Cabiria", 1914; "Il fuoco" e "Tigre reale" del 1916) e per la Mediolanum Films Milano ("Pagliacci", 1915). Dal 1925 si dedica quasi esclusivamente alla pittura eseguendo paesaggi e ritratti, che fotografando e facendo posare dal vero i soggetti da dipingere, metodo seguito anche per la realizzazione dei manifesti pubblicitari. Partecipa alle prime edizioni del premio Cremona (1939-1941) con le opere "Giornata della fede. 18 dicembre XIV", "Nostro pane quotidiano" e "Stirpe". Dopo quarantasei anni di lavoro, nel 1938 Metlicovitz interrompe la collaborazione con le Officine Ricordi e si ritira nella sua casa di Ponte Lambro dove si spegne nel 1944, tre anni dopo la morte della moglie. (fonte: Metlicovitz Dudovich, a c. di G. Ginex, Skira, 2001; http://www.treccani.it/enciclopedia/leopoldo-metlicovitz_(Dizionario-Biografico)/; Crespi Morbio, 2018)
  • FONDO
    Leopoldo Metlicovitz Il fondo Leopoldo Metlicovitz è stato donato nel 2003 al Civico Archivio Fotografico di Milano da Maria Ciceri Fagetti, proprietaria della villa di Ponte Lambro che fu di Metlicovitz. Il fondo, un archivio professionale e privato costituito da Leopoldo Metlicovitz a partire dagli inizi della sua carriera di cartellonista, è composto da 804 fotografie prevalentemente in bianco e nero fra positivi, negativi (7), provini e cartoline (32 di cui 5 a colori). Il fondo fotografico è accompagnato da altro materiale, di tipo documentario, per un totale di 38 pezzi, che comprende: riviste, libri e documenti di varia natura (documenti personali, corrispondenza, un listino prezzi delle Pellicole Bayer, un libretto di deposito, ritagli di giornale e un calendario tascabile). Al momento della donazione il materiale non aveva una struttura e un ordinamento precisi e si trovava in cattivo stato conservativo. All'interno del fondo si individuano due gruppi tematici. Il primo, e più corposo, è costituito dal materiale propriamente professionale, il secondo comprende invece fotografie di famiglia. Come altri artisti che sfruttavano il mezzo fotografico come spunto ideativo nella loro produzione artistica, Metlicovitz utilizzava la fotografia come strumento propedeutico per la realizzazione delle proprie opere cartellonistiche e pittoriche mediante la ripresa dei soggetti in posa dal vero oppure con l'ausilio di fotografie di altri autori. Questo metodo di lavoro gli permetteva di studiare le posture, le espressioni dei soggetti e le ambientazioni in vista dell'approntamento dell'opera finale. Tra i soggetti immortalati, molte modelle o attrici in posa (vestite con abiti contemporanei oppure in "costumi storici" o di scena) che illustrano il campo d'indagine e di applicazione dell'artista, che spazia dalla pubblicità commerciale al mondo del teatro e del cinema. Molto spesso l'autore si avvaleva della collaborazione della moglie Elvira Lazzaroni, conosciuta in ambito teatrale, che si prestava a posare come modella, e in alcuni casi anche dei figli Roberto e Leopolda. Altre fotografie testimoniano lo studio del nudo accademico maschile e tra i soggetti compare lo stesso Metlicovitz, che si immortala con l'autoscatto. Metlicovitz era solito fotografare all'interno del suo studio anche le donne che volevano un ritratto pittorico, infatti parallelamente all'attività di cartellonista egli fu anche pittore. È presente nel fondo anche una serie di fotografie che documentano la visita fatta con Giulio Ricordi a Giuseppe Verdi a Villa Agata nel 1900, prima della morte del compositore, che servirono come modello per una serie di acquerelli poi raccolti nel cofanetto "Verdi a Sant'Agata. 12 cartoline illustrate da L. Metlicovitz", G. Ricordi & C. Editori, 1906. Nel fondo sono inseriti anche altri nuclei tematici tra i quali: fotografie di militari, fotografie di scena (teatro e cinema) e riproduzioni di opere d'arte, alcune delle quali realizzate dallo stesso Metlicovitz. Il secondo gruppo comprende un numero cospicuo di fotografie che immortalano la vita della famiglia dell'artista, la moglie Elvira e i figli; immagini catturate a Ponte Lambro nella sua villa, dove si trasferì definitivamente nel 1915, oppure durante momenti di svago: passeggiate nella campagna/ lago, fotografie di momenti privati e domestici, visite di parenti e amici e foto di viaggi. Da una cartolina postale con timbro del 10 aprile 1928 si apprende che il primo figlio di Metlicovitz, Roberto, intraprese la carriera militare essendo citato dal mittente degli auguri come "allievo soldato". Nel 2018 è stato avviato il lavoro di riordino e di catalogazione del fondo "Leopoldo Metlicovitz" con il sistema SIRBEC della Regione Lombardia che segue gli standard ICCD per la scheda F. Tutte le fotografie sono state condizionate in materiali a norma. Costanti aggiornamenti dei dati vengono effettuati parallelamente al progredire degli studi relativi al fondo.
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