Fotografieincomune

Scultura - Fondo pittorico
Scultura - Fondo pittorico
Composizione con volto di donna tagliato all'altezza della fronte su fondo pittorico non figurativo
Data 1990 ca. post - 1999 ca. ante
Autore Zovetti, Ugo
Tecnica positivo, gelatina ai sali d'argento/carta
Misure mm 406 x 471 (supporto primario), mm 437 x 504 (supporto secondario), mm 500 x 595 (secondo supporto secondario)
Collocazione Ugo Zovetti , serie Homo , inv. ZOV/8
Luogo di conservazione Civico Archivio Fotografico - Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche - Piazza Castello, 1 - Milano (MI)
  • AUTORE
    Zovetti, Ugo 1916-2010 Ugo Zovetti, nato a Curzola nel 1916, figlio di un grande artefice della Secessione viennese, è a sua volta personalità di cultura viennese ma si è formato a Milano. Fotografa dagli anni Quaranta. Ha documentato la città di Milano dalla distruzione alla ricostruzione postbellica. Zovetti è Excellence FIAP dal 1958. E' stato tra gli animatori del Gruppo fotografico del Naviglio e si è prodigato per la diffusione della fotografia italiana in Europa. Ha collaborato alla rivista Magnum di Colonia. Insignito di premi e apprezzato all'estero fin dagli anni Sessanta, ha trascorso una stagione di lavoro a Londra. Zovetti lavora con la Rolleiflex 6x6 e stampa da sè in bianco e nero.
  • FONDO
    Ugo Zovetti Il fondo pervenne al Civico Archivio Fotografico nel 2011 in seguito alla donazione da parte della famiglia al Comune di Milano dell'archivio (positivi, negativi, documenti) relativo all'attività fotografica di Ugo Zovetti (Curzola 1916 - Milano 2010). Figlio di una musicista e di un grafico e illustratore esponente della Secessione viennese che nel primo dopoguerra si stabilì con la famiglia a Monza, si laurea in Scienze Politiche alla Cattolica di Milano nel 1940 e, finita la guerra, viene assunto come funzionario alla Montedison. Autodidatta, inizia a fotografare con una Rolleiflex a Milano nel 1953 e, pur affermandosi subito come uno fra i maggiori esponenti della fotografia italiana, non sceglierà mai il professionismo, diversamente dai coetanei Paolo Monti e Pietro Donzelli. Fu tra i fondatori del circolo fotografico Il Naviglio, alla fine degli anni Cinquanta, nato da una scissione polemica, in favore della fotografia realistica, dei fotoamatori più impegnati dal Circolo Fotografico Milanese. Il fondo consta di 626 negativi e di 2159 positivi, stampati di persona da Zovetti rigorosamente in bianco e nero per una precisa scelta artistica che caratterizza tutta la sua opera, e ordinati in cartelle dallo stesso fotografo secondo una suddivisione di tipo tematico che delinea vere e proprie serie. Nel giro di un solo decennio le prime fotografie pienamente neorealiste scattate a Milano e a Londra negli anni Cinquanta, e ancora nel centro e nella periferia milanese negli anni Sessanta, sono affiancate e seguite dalle fotografie dedicate al Monte Stella - all'epoca una discarica a cielo aperto e lontanissimo dall'attuale sistemazione - in cui Zovetti inizia le sperimentazioni che ne faranno presto uno dei maestri della fotografia contemporanea. Queste le serie principali: "Monte Stella": la poetica dell'objet trouvé, fra cui bambole e manichini che lo avvicinano ai surrealisti e al New Dada, e l'estetica dell'organico (dagli scarti dei processi industriali), accostabile ai modi dell'informale; "Milano Centro", le "Vetrine", i "Manifesti" lacerati, i "Graffiti": Milano, la città in continuo mutamento, nuovamente ripresa dagli anni Ottanta ai Duemila; collages e assemblages, in cui lo sfondo è spesso costituito da carte dipinte dallo stesso Zovetti ("fotopitture", secondo la sua definizione): "Homo", "Luogo Incantato", "Il reale non basta", "Nature morte", "Volti su murales", "Bulk". Alcune delle serie appena citate sono realizzate nuovamente in una discarica, quella vicino a San Menaio, in Puglia, negli anni Ottanta e Novanta, fra rifiuti diversi da quelli del dopoguerra e con mises en scène più sofisticate. Ciò che resta costante nelle diverse fasi del lavoro di Zovetti è invece l'interesse per la "morfogenesi", l'addizione, la scoperta di possibili accostamenti, la creazione di microcosmi, le destrutturazioni; e l'interesse per gli objets trouvés e gli scarti, metafora della stessa operazione della fotografia sul reale: il prelievo del frammento, di ciò che non è concluso, definito, certo. Nel 1999 è stato avviato il lavoro di riordino e di catalogazione del fondo, tutt'ora in corso, col sistema SIRBEC della Regione Lombardia che segue gli standard ICCD per la scheda F. Costanti aggiornamenti dei dati vengono effettuati parallelamente al progredire degli studi relativi al fondo.
Top